Le Petit Prince dans la Méditerranée

Che cosa pensano tutti i bambini che arrivano sulle coste Greche in questi mesi? Come vedono il mondo dalla loro prospettiva di bambini? Cosa ricorderanno di questi giorni in cui il mondo ha trovato per loro una definizione che si porteranno dietro per anni – rifugiati? Come racconteranno ad altri, in altri tempi e luoghi del loro essere persone e rifugiati/e?

Incontro i loro sguardi nei video e nelle foto che campeggiano sulle prime pagine dei giornali e mi chiedo cosa pensino mentre passano di mano in mano, dal mare alla terra, dall’essere bambini all’essere rifugiati. Le definizioni spesso sottraggono dettagli, sottolineano un aspetto, prendono la parte per il tutto. Ma ci sono così tante parti nella composizione di un essere umano, di una persona, di un individuo.

Ali al-Nimr

While I am writing these lines Ali al-Nimr is being tortured. He is alone in a prison cell, separated from his family, wounded, bleeding.

While I am writing these lines, comfortably in my home, Ali al-Nimr is waiting for his death in a prison in Saudi Arabia where, if nothing changes, if the international community does not succeed in saving his life, he will be crucifixied.

He will be crucifixied for raising his voice, for standing up for his rights, for speaking out loud.

Now that he cannot stand for his rights, mistreated, offended in his body and mind, we should try our best and raise our voices for him.

For Ali, so that his name will not be lost in the wind and that it will arrive to those that can save his life and bring him back home, alive.

https://www.amnesty.org/en/documents/MDE23/014/2014/en/