La prassi danza seducendo la teoria

«Dimmi che posso fare qualsiasi cosa se solo volessi, che ho le potenzialità…»

«Tu sei pigra e volere non basta, bisogna agire. La prassi danza seducendo la teoria.»

Questa mia pigrizia mi preserva dall’errore e mi allontana dalla mia vera felicità.
Osservo spaurita la pagina e la lascio bianca in un eterno infinito che non si protende verso l’oltre ma annega nel nulla. Preferisco la potenza all’atto in una speranza di raggiungere la perfezione che ha del folle, dell’assurdo, rimanendo dunque statica, imprigionata nei miei sogni polverosi. L’atto è il compimento e dunque l’inverarsi dell’idea, lei apparterrà sempre al sogno, all’esatto, lui sarà un tentativo di bellezza e tuttavia capisco ora che sarà più vero, più vivo, più umano e proprio per questo non disprezzabile.

E’ ormai tempo di lasciare i timori di insuccesso e di successo, di abbracciare la vertigine come modo di esistere, di tentare di affermare il proprio io nel mondo, chiedendo con umiltà a chi conosce più di noi, più di me, tracciando i confini dei propri limiti senza renderli però invalicabili, sporcandosi le mani in questo mondo che è fatto di burocrazia, di errori e di imperfezioni ma che è al contempo vibrante, commovente e pieno.

PS.

Non siamo invincibili né tutti dotati di talento, chi lo è deve comunque aprire gli occhi, le mani, la bocca, guardarsi i piedi e usarli. Al meglio. 

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