A bridge

E così ecco Venezia.

Città sul mare così diversa da Genova che, chiusa e nascosta nel suo introspettivo centro storico, diffidente si apre quasi a fronteggiare le onde. Venezia non si apre d’improvviso, né si chiude mai davvero. Venezia si schiude al mare ad ogni stradina e vicoletto che segue l’acqua, la terra insegue il suo riflesso, su e giù dai ponti che fanno danzare una città. Venezia, nata su una laguna, non conosce la passione dell’alto mare.

Se Genova è una città di scogli, di profili taglienti, Venezia invece si dona al mare, docilmente. Le onde superano i gradini e le piazze con la delicatezza dell’abitudine e si perdono ai piedi di San Marco.

Genova è una città di trafficanti e personaggi misteriosi che aleggiano in SottoRipa tra le mura e i caruggi, naviganti senza vascello dallo sguardo che non è mai tornato. Anche se non sono mai partiti. 

Venezia di sera è magica, un corpo irrorato di inchiostro che nasconde la lascivia della ricchezza. Il bello che appare così evidente nella luce del mezzogiorno, la sera si scopre osservando dove l’educazione dice di non guardare. Dentro, all’interno, a scoprire quadri e bicchieri di cristallo, librerie senza fine, specchi e finestre in vetro caramellato dai colori pastello.

Lanciare lo sguardo oltre, oltre la terra, oltre una finestra, oltre un ponte, oltre un canale, oltre. Oltre. Per scoprire che oltre i nostri piedi il mondo non finisce e che possiamo raggiungere nuove terre. A volte basta solo un vaporetto.

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