Il viaggio

Noi li vogliamo solo cristiani. Noi prendiamo le donne e i bambini. A me dia qualche anziano. I disabili non mi interessano. A me solo chi ha studiato.

Trattiamo i migranti senza riconoscerne la dignità di individui, di persone che agiscono nel mondo e compiono scelte consapevoli. Trattiamo i migranti come numeri senza volto, senza pensare seriamente che il loro destino dipenda dalle scelte del mondo che abitiamo. Cerchiamo le foto di corpi bambini portati dalle onde, di donne che sfidano gli scudi alla frontiera, di mani che gettano pietre, di labbra che sussurrano preghiere, per cercare persone dietro le parole dei giornali, dietro i titoli che sottraggono individualità e trasformano in mucchio le persone.

Le parole si trasformano in trincee e dunque ora ci siamo noi e loro, i nostri e i loro in una guerra impari in cui le parti neanche si conoscono. In cui le parti non vogliono conoscersi per evitare delle scelte da cui non si potrà evadere. Perché, se dietro un migrante vedessimo un uomo che migra, quali sarebbero le nostre giustificazioni per opporre alla sua fuga un muro di volti coperti di plastica? Perché, se conoscessimo meglio la nostra parte, come potremmo sostenere che i cristiani sono migliori, quando la violenza domestica porta più morte che la violenza che viene da fuori, quando tra chi porta la croce c’è chi non sa essere padre? 

Chi siamo noi, chi sono i nostri? 

Sono un po’ più di 2000, lascio?

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